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Rolleicord Va

In casa Franke & Heidecke hanno pensato anche all’alternativa economica alla più blasonata Rolleiflex; nacque a questo scopo nel 1934 la prima Rolleicord, denominata Rolleicord Deco. Naturalmente  la produzione e gli aggiornamenti tecnici sono andati avanti negli anni e la fotocamera nelle sue tante evoluzioni rimase in produzione fino al 1976 con la Rolleicord Vb. Anche se è sempre stata considerata una seconda scelta rispetto alla Rolleiflex e anche se è nata per abbassare i costi di produzione, di certo la qualità costruttiva non era di basso livello. E’ sempre stata caratterizzata da una struttura interamente metallica ed equipaggiata da lenti Zeiss o Scheneider, il top della qualità che la produzione tedesca potesse offrire.

Ma veniamo ora al modello Va….

E’ stata prodotta dal 1957 al 1961 in due serie diverse siglate K3E e  K3E1.  I numeri di serie vanno da 1.584.000 a 1.599.999 e  da 1.900.000 a 1.943.999. E’ una fotocamera piuttosto comune e ne sono state realizzate circa 60.000 esemplari. L’ottica di ripresa è sempre la stessa, uno Schneider Kreuznach XENAR 75mm f3.5 mentre l’ottica di visione è un Heidosmat 75mm f3.2 sempre di casa Schneider. L’otturatore è un Syncro-Compur MXV con tempi da 1 secondo a 1/500 e posa Bulb. La fotocamera è equipaggiata con baionetta 1 quindi ha la possibilità di montare tutti gli accessori ottici della blasonata Rolleiflex.

Uno dei punti di forza della Rolleicord Va è il contapose, studiato appositamente  per permettere facilmente il passaggio tramite gli appositi kit Rolleikin ad altri formati (16 pose 4×5.5, 4×4 oppure 24 pose 24×36, 28×40 o 28×55). Il contapose da 12  è situato sul lato destro della fotocamera e si svita semplicemente con 2 dita per poterlo sostituire velocemente con quello da 16 o da 24 pose forniti nei kit per il cambio di formato.

Un’altra importante variazione rispetto al modello precedente è la posizione del bottone di messa a fuoco, che per la prima volta su una rolleicord viene maggiorato nelle dimensioni e posizionato sul lato sinistro della macchina. Al centro del bottone troviamo una piccola ghiera che permette di selezionare gli ASA da 8 a 800 e i DIN corrispondenti, solamente per  promemoria, mentre al di sopra è riportata la scala dei metri e la scala delle profondità di campo.

L’avanzamento della pellicola è gestito da un bottone sul lato destro della macchina, in prossimità del contapose e non è accoppiato all’armamento dell’otturatore che invece viene attivato da una levetta posta al di sotto della lente di ripresa. Osservando la macchina frontalmente, vicino alle lenti, troviamo diversi comandi: in alto a sinistra si trova la leva che attiva e disattiva il blocco per le esposizioni multiple, mentre a destra un altra leva gestisce il sincro flash   e il timer per l’autoscatto. La selezione di diaframmi e tempi è accoppiata quando si manovra con la leva dei tempi,  non accoppiata quando si sposta il selettore dei diaframmi. In basso sempre sul frontale troviamo a sinistra l’ingresso per il cavo flash con presa pc-sincro e a destra il pulsante di scatto.

Lo schermo di messa a fuoco è abbastanza luminoso e il pozzetto è il classico pozzetto rollei con lente di ingrandimento e mirino a traguardo.

Per concludere la Rolleicord Va, nonostante sia nata come alternativa economica alla Rolleiflex è davvero una bella fotocamera, robusta, elegante, alla quale non manca davvero nulla tanto che alla fine degli anni 50 è stata una durissima concorrente della Rolleiflex T , l’altra alternativa economica di casa Franke & Heidecke.

Rollei XF 35 – La tenera telemetro

Infrarot Filter

Infrarot Filter baionetta I

Sicuramente uno dei filtri più rari di casa Franke & Heidecke, l’infrarot è dedicato esclusivamente alla fotografia a infrarossi.  Il suo fattore di compensazione è di circa 4 stop, tanto che per avere la possibilità di utilizzare diaframmi chiusi l’utilizzo di un treppiede è quasi obbligatorio. Un altro problema riscontrabile quando si pratica la fotografia a infrarossi è la messa a fuoco che non corrisponde esattamente alla scala metrica riportata sugli obiettivi, ma è accorciata circa del 30%. Questo perché la radiazione infrarossa, normalmente invisibile, è posizionata su un altro piano rispetto alla luce visibile che col filtro andiamo a eliminare.

Filtro Infrarot e pellicola Rollei Infrared 400

Ne consegue che se stiamo fotografando un soggetto a circa 10 metri, dovremo posizionare la messa a fuoco a 7 metri. Questo problema in realtà viene aggirato anche dal fatto che solitamente nella fotografia di paesaggio si utilizzano diaframmi molto chiusi aumentando  anche fino all’iperfocale la profondità di campo. Molto utile per compensare il fattore filtro un esposimetro esterno; grazie a questo accessorio non sarà così

Rolleiflex 3.5A posizionata sul cavalletto con filtro infarto e scatto flessibil

difficile calcolare la giusta accoppiata tempo diaframma da utilizzare. Facciamo un piccolo esempio: poniamo il caso che in macchina abbiamo una Rollei Infrared da 400 iso; per trovare i giusti valori basterà impostare l’esposimetro a 25 iso andando a compensare i 4 stop del fattore filtro (non tutti i filtri hanno lo stesso fattore filtro).

Vediamo ora  le principali differenze tra una fotografia BW standard e una fotografia Infrared:

  • Le foglie perderanno completamente il loro verde naturale e diventeranno completamente bianche. Questo effetto sarà molto più’ efficace nel caso delle latifoglie, conifere o palme resteranno quasi invariati rispetto a una normale immagine in bianco e nero.
  • Acqua e cielo diverranno  neri e il contrasto con le nuvole sarà molto marcato.
  • La foschia verrà completamente eliminata ottenendo foto molto nitide.

    Il rudere di un vecchio monastero fotografato sul Monte Fascie nelle alture di Genova. Rolleiflex K4A, filtro Infrarot e pellicola Rollei Infrared 400. 1/8 sec f16. Stampa ai sali d’argento su carta baritata.
Genova – Monte Fasce – Rolleiflex K4A, filtro Infrarot e pellicola Rollei Infrared 400. 4 secondi a f16. Stampa ai sali d’argento su carta baritata.
Genova – Monte Fasce – Rolleiflex K4A, filtro Infrarot e pellicola Rollei Infrared 400. 4 secondi a f16. Stampa ai sali d’argento su carta baritata.

 

Paraluce

Paraluce originale per Rolleiflex Innesto a Baionetta I

Come già detto nell’articolo sulle Baionette Rolleiflex , i primi accessori degli anni ’30 avevano l’innesto a pressione. Nel caso specifico del paraluce questo tipo di innesto creava il problema di utilizzarlo accoppiato ad  un filtro. Nel 1937 l’arrivo della Rolleiflex Automat, prima macchina con l’innesto a baionetta (GR1) rivoluzionò anche il mondo dei paraluce. La baionetta era infatti pensata per innestare un paraluce esternamente e contemporaneamente un filtro che veniva agganciato sui binari interni della stessa baionetta.  Bisogna aspettare gli anni 50 per avere l’assortimento dei paraluce in tutte le baionette Rollei a disposizione (I, II, II con attacco speciale per la Rolleiflex 2.8A, III e IV per la Rolleiflex Wide-angle). Dal 1958 al 1968 fu prodotto anche un particolarissimo paraluce dotato di esposimetro al selenio chiamato Rolleilux. Fino agli anni ’60 i paraluce di casa Franke & Heydecke erano costruiti esclusivamente in metallo. Nel 1972 fu messo in produzione il primo e unico paraluce Rollei in gomma che rimase a catalogo fino al 1981.

Filtro U-V

Come il filtro H-1  per la fotografia a colori, il filtro U-V trattiene le radiazioni ultraviolette aumentando la nitidezza delle fotografie, ma è specifico per la fotografia in bianco e nero. Anche in questo caso non sono necessarie compensazioni dell’esposizione.  Molto utile sopratutto al mare e in alta montagna, questo filtro non può essere mai utilizzato con pellicole a colori.

Filtro H-1

E’ un filtro speciale per la fotografia a colori. Non necessita di alcuna correzione di esposizione. Le pellicole a colori sono particolarmente sensibili ai raggi ultravioletti sopratutto in particolari condizioni: in giornate particolarmente limpide i raggi ultravioletti posso creare dominanti azzurre molto fastidiose ai fini fotografici.

Questo filtro speciale per fotografie a colori elimina i raggi ultravioletti e rimuove la velatura azzurra che questi potrebbero provocare assicurando alla fotografia una naturale brillantezza. Può essere usato anche fotografando in bianco e nero in mancanza dell’apposito filtro U-V

 

L’innesto a baionetta

Spesso, all’acquisto di una nuova  Rollei mi è venuto il dubbio su quale  baionetta equipaggiasse la nuova macchina… Altre volte, amici rolleisti, conoscendo la mia passione maniacale verso le TLR di casa Franke & Heidecke, mi hanno chiesto quale tipo di baionetta montasse la loro fotocamera…. Tutto questo mi ha spinto a informarmi e finalmente dopo svariate ricerche ho trovato un testo in inglese su uno dei miei libri che mi ha aperto completamente gli occhi sull’argomento…

Rolleiflex 2.8F con filtro rosso

Iniziamo subito con un po’ di storia… come è nata la baionetta delle biottiche  Rollei? Le prime macchine, quelle degli anni 30 erano sprovviste di baionetta. I filtri e gli accessori si innestavano a pressione, ma questo portava  2 problemi: il primo consisteva nella facilità con cui gli accessori venivano smarriti; bastava un colpo oppure un errore durante la manovra di innesto del filtro e questo saltava via senza che nessuno se ne accorgesse. Il secondo problema riguardava la complicata manovra per innestare contemporaneamente filtro e  paraluce….

L’innesto a baionetta risolse questi due problemi in un colpo solo nel 1937, con la Rolleiflex Automat(modello K4-630) provvista di baionetta 1 nella sola ottica di ripresa. Nella Rolleiflex successiva, la Automat 1939 (modello K4-632) la baionetta verrà installata su entrambe le ottiche per dare la possibilità di montare alcuni accessori anche sulla lente di visione (vedi Rolleinar). A dirla tutta sul libro TLR Rollei Pocket Book scritto da Angelo Derqui si trova un immagine di una Automat 1937, dall’autore definita anomala, già provvista delle baionette su entrambe le lenti; probabilmente potrebbe trattarsi di un prototipo in vista della  Automat 1939…

 

Retro di un filtro Rollei a baionetta III

Ma vediamo ora come funziona e come è stata studiata questa baionetta. Dietro al bordo del filtro ci sono 3 piccoli binari che scivolano ruotandoli verso destra  nelle scanalature all’interno dell’innesto a baionetta montato sulla fotocamera, fino a quando un click prodotto da 3 piccoli  perni che si innestano in altrettanti fori sui binari del retro del filtro conferma l’avvenuto bloccaggio dello stesso. Per quanto riguarda l’innesto del paraluce, al contrario,  ci sono 3 piccoli binari all’esterno dell’innesto a baionetta della fotocamera che scivolano all’interno di scanalature sull’innesto del paraluce; insomma stesso procedimento ma sfruttando la parte esterna della baionetta, così facendo sarà molto semplice montare paraluce e filtro contemporaneamente.

2 filtri giallo medio con baionetta 1. I filtri sono uguali ma le scritte riportate sulla’anello no, probabilmente sono stati prodotti in periodi diversi

La baionetta diverrà una delle caratteristiche  del design delle rolleiflex per oltre mezzo secolo fino alla fine degli anni 80. Interessante sapere che la ditta Franke & Heidecke per consentire l’utilizzo dei vecchi filtri a pressione a chi li avesse acquistati in precedenza, ha mantenuto inalterato il diametro interno delle baionette di 27.5mm dal 1937 fino al 1954.

 

Filtro rosso baionetta I e III a confronto

Adesso, finalmente, arriviamo al dunque: i vari tipi di innesti a baionetta.

  • Baionetta 1: Per tutte le TLR Rollei 3.5 con Zeiss Tessar o Schneider Xenar (Escluse le Rollei Magic).
  • Baionetta 2: Per tutte le TLR Rollei 3.5 con Zeiss Planar o Schneider Xenotar e per le Rollei Magic.
  • Baionetta 3: Per tutte le Rolleiflex 2.8 (esclusa la 2.8A modello K7A) e per la Rolleiflex Tele
  • Baionetta 4: Per la Rolleiflex Wide-Angle (Grandangolare) equipaggiata con lo Zeiss Distagon 50mm
  • Baionetta 5 (possiamo definirla così): una baionetta speciale dedicata alla sola Rolleiflex 2.8A che montava una baionetta dello stesso diametro del tipo 2 per quanto riguardava l’innesto degli accessori, ma un differente diametro per l’innesto esterno del paraluce.
La Baionetta di una Rolleiflex 2.8F
Baionetta 2.8F con filtro rosso innestato

 

Rolleinar

Lenti addizionali per la fotografia macro, diminuiscono la distanza di messa a fuoco aumentando quindi l’ingrandimento e diminuendo la profondità di campo. Quelli più’ recenti sono composti da 2 elementi: il primo va posizionato in una specifica posizione sulla lente di visione, contiene infatti un prisma per la correzione dell’errore di parallasse; il secondo elemento va posizionato sulla lente di ripresa ed è quello che porterà al risultato finale, l’immagine impressa sulla pellicola. Esistono 3 diversi Rolleinar a seconda delle diverse distanze di messa a fuoco: Rolleinar 1 da 100cm a 45cm; Rolleinar 2 da 50cm a 31cm; Rolleinar 3 da 32cm a 25cm. Tutti i Rolleinar venivano prodotti nelle baionette I, II, III, mentre per la baionetta IV che equipaggiava solo la Rolleiflex grandangolare, veniva prodotto solamente il Rolleinar 2. Libretto di istruzioni con tabella della PF del Rolleinar 2

Negli anni trenta i corredi x la fotografia macro erano composti da tre lenti e si chiamavano Proxar, successivamente vennero chiamati Curtar per poi prendere il nome definitivo Rolleinar.  Esistono dei Corredi specifici anche per la Rolleiflex Tele e per la custodia subacquea Rolleimarin. Immagine scattata con Rolleiflex T e Rolleinar II

  1. Rolleiflex T – 75mm f3.5
  2. Rolleiflex T – 75mm f3.5 + Rolleinar 1
  3. Rolleiflex T – 75mm f3.5 + Rolleinar 2
  4. Rolleiflex T – 75mm f3.5 + Rolleinar 3
Rolleiflex T con paraluce e Rolleinar

 

Un po’ di storia

Nel 1920 due tecnici della storica ditta Voigtlander, Paul Franke e Reinhold Heidecke, decidono di unire le forze e fondare una nuova ditta. L’idea era quella di costruire una macchina a tre obiettivi. L’innovazione avrebbe permesso di evitare  innumerevoli scambi tra il vetro smerigliato e i portalastre ai quali i fotografi  dell’epoca erano costretti con le loro attrezzature. In altre parole si montava un dorso con il vetro smerigliato che permetteva di inquadrare; fatta l’inquadratura andava rimosso il primo dorso e sostituito con  un altro  che conteneva la lastra e infine si scattava la fotografia. Tutto questo avveniva con la macchina immobilizzata su un cavalletto.

Da questa idea, nel 1921 nacque la Heidoscop, primo prodotto della ditta Franke & Heidecke,  una macchina stereoscopica innovativa, con 2 lenti per la ripresa e una  lente per la visione che ne permetteva l’uso a mano libera. Qualche anno dopo ne uscì una versione che al posto del  portalastre aveva l’alloggiamento per la pellicola 120, e fu chiamata Rolleidoscop.   Per avere la prima biottica bisogna aspettare il 1928, quando inizio’ la produzione della prima Rolleiflex. Questa macchina ebbe da subito un enorme successo sia per la praticità nell’uso, che per la qualità delle immagini che era in grado di produrre; la Franke & Heydecke la produsse fino al 1932 e la equipaggiò con le migliori lenti che il mercato tedesco potesse offrire, le Carl Zeiss di Jena in 2 diverse versioni il 75mm f4.5 e il 75mm f3.8.  Anche l’Otturatore Compur era il meglio che si potesse trovare all’epoca, caratterizzato da tempi che andavano da 1/300 fino al  secondo con posa B e T. Oltre a queste caratteristiche anche la qualità dell’ingrandimento garantito dal formato 6×6 dei fotogrammi che produceva, l’hanno resa una delle macchine fotografiche preferite dai fotografi cerimonialisti. Inizialmente il vano porta pellicola fu progettato per pellicole 117 (9 fotogrammi da 6×6), ma nel 1931 fu modificato per accogliere anche il classico 120 da 12 pose. Questa fu la prima Rolleiflex una macchina medioformato che ha scritto e documentato gran parte della storia del 900. Restò in produzione nelle varie versioni fine degli anni 80.

Filtri di contrasto

Per capire meglio il funzionamento dei filtri di contrasto  bisogna tenere in considerazione il fatto che nella fotografia  bianco e nero i colori vengono convertiti in infiniti toni di grigio. Utilizzando questi speciali filtri colorati nella fotografia monocromatica si riesce quindi a modificare il contrasto tra determinati colori. Il colore corrispondente al filtro utilizzato risulterà nell’immagine finale notevolmente schiarito. Per quanto riguarda le macchine biottica i filtri di contrasto Rollei furono prodotti nella 4 baionette disponibili.

Ma vediamone  ora l’utilizzo e il fattore di compensazione nello specifico:

FILTRO GIALLO CHIARO – Si impiega nella fotografia di paesaggio sopratutto per far risaltare le nuvole del cielo. Fattore di correzione dell’ esposizione -1 stop.

FILTRO GIALLO MEDIO – Accentua gli effetti del filtro precedente. Fattore di correzione -1.5 stop

Istruzioni originali filtri gialli Rollei

FILTRO ARANCIONE – Si utilizza sopratutto per la fotografia di paesaggio con lo scopo di perforare la foschia nei soggetti a distanza. Nella stampa i toni blu appariranno scuriti mentre i toni caldi (rosso e arancio) risulteranno schiariti. Ha un effetto notevole su cieli nuvolosi aumentando il contrasto tra le nuvole bianche e l’azzurro del cielo. Fattore di compensazione variabile da 1.5 a 3 stop  a seconda del soggetto. In caso di fotografie a toni caldi (fotografia al tramonto) necessita di meno compensazione (1.5). In caso di luce diurna, specialmente in montagna la compensazione può arrivare fino a 3 stop.

FILTRO ROSSO – Accentua gli effetti del filtro arancio. Fattore di compensazione da 2 a 3.5 stop.

FILTRO VERDE CHIARO – Molto utilizzato nella fotografia di paesaggio con molta vegetazione. E’ anche il filtro più’ indicato per i paesaggi nevosi, perché al contrario dei filtri giallo e arancio non produce il tono grigio nel bianco della neve. Fattore di correzione 1 stop.

FILTRO VERDE – Accentua l’effetto del filtro verde chiaro. Fattore di correzione 1.5 stop.

FILTRO AZZURRO CHIARO – E’ il filtro più adatto alla fotografia di ritratto con luce artificiale. Trattiene le radiazioni rosse in eccesso che rendono toni slavati sulla pelle. Fattore di compensazione 0.5 stop.